Il centravanti ucraino, a dispetto delle critiche, si sta rivelando sempre più decisivo per le sorti della Roma: ecco l’arma per la Champions
La magia del calcio è che si può sempre rispondere, sul campo, alle critiche, ai mugugni, alle insoddisfazioni della piazza. Certo, farlo coi compagni di squadra e col tecnico che ti supportano in un momento difficile, e che ti abbracciano calorosamemte dopo un gol decisivo, aiuta non poco.
Questa è la storia, per lo meno quella raccontata negli ultimi episodi, di Artem Dovbyk, il centravanti ucraino catapultato nella realtà del campionato italiano e subito alle prese con il clamoroso esonero di Daniele De Rossi, con la nefasta esperienza di Ivan Juric e, infine, con la venuta di Claudio Ranieri. Uno che ha capito da subito il valore del ragazzo. Spronandolo quando c’era da fare di più, proteggendolo dalle critiche quando l’aria cominciava a farsi pesante, coccolandolo quando c’è stato da sottolineare la sua importanza per le sorti della Roma. Un dato che del resto è sotto gli occhi di tutti.
Undici, come i gol in campionato. Come il suo numero di maglia. Come i punti portati ai giallorossi grazie alle sue marcature in campionato. Magari non ruba l’occhio, magari nessuno si spellerà le mani per una sua giocata sopraffina (per quanto il gol al ‘Via del Mare‘, nell’ultima gara della Roma, sia davvero di pregevole fattura), ma Dovbyk c’è. Ed è pronto a trascinare la Roma in una rincorsa Champions che fino a qualche mese fa sembrava pura utopia.
Udinese, Como, Cagliari e infine Lecce: questi i quattro singoli gol vittoria che il bomber ex Girona ha realizzato nelle ultime settimane e che hanno consentito alla squadra di Claudio Ranieri di proseguire nella magica striscia (7 le vittorie consecutive della Roma in Serie A) con vista Champions. Un bottino davvero importante, che ha rilanciato di fatto le ambizioni giallorosse.
L’ucraino avrebbe poi portato altri punti anche grazie ai gol nelle gare pareggiate contro Genoa, Monza e Bologna. Undici sigilli che ancora non bastano per far tornare il sorriso sulla bocca dell’attaccante, dimostratosi molto sensibile nei confronti delle critiche che l’esigente ambiente capitolino non gli ha risparmiato soprattutto a Bilbao, nell’unica amara notte del 2025.
Ranieri, come detto, si coccola il suo attaccante. Consapevole che se si vogliono coltivare ambizioni d’Europa – la Roma è ora attesa da un ciclo terribile di impegni, con tanti scontri diretti decisivi – bisognerà passare necessariamente dai gol del gigante che viene dall’Est. Che, a conti fatti, ha già dimostrato di sapere come si fa…
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